Pittore

Angiolo Pergolini

Angiolo Pergolini - pittore

Angiolo Pergolini

Pittore

Immagini ed emozioni di sogni dimenticati, rielaborati e colorati di simbolismi. Fatti vissuti giorno per giorno, tragicamente o ironicamente raffigurati. Questa mia ricerca, una maniera di raccontarmi, mi impegna anche nel tentativo di esprimere dipingendo le emozioni, i drammi e le contraddizioni di questo nostro vivere.


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Biografia

Angiolo Pergolini, pittore e scultore nato a Firenze, dove risiede e lavora. La sua prima mostra significativa è in ottobre 2000 presso Galleria Mentana di Firenze. Nel 2001 espone a Ginevra in Europ Art e a Gent (Belgio) presso Flanders Expo. Dal 2003, oltre alla normale attività espositiva, partecipa, in collaborazione con la rivista Eco d’Arte Moderna, a varie edizioni del Premio Italia, del Premio Firenze ed  alla Mostra Nazionale di Santhià, ricevendo premi e riconoscimenti. Dal 2005 è presente alla Fiera Internazionale “Immagina Arte” di Reggio Emilia.

Le sue opere si trovano in collezioni private in Italia, Germania, Stati Uniti e Olanda ed in collezioni pubbliche nei comuni di Città del Vasto (CH), Pontassieve (FI), Barberino Val d’Elsa (FI), C.O.N.I Foro Italico – Roma, Libreria Bocca – Milano ed Eco D’Arte Moderna – Firenze. Hanno scritto di lui critici e storici dell’arte: Roberta Fiorini, Angela Sanna, Nicola Nuti, Ivo Gigli, Lucia Mongardi, Sonia Salsi, Silvia Ranzi, Daniela Pronestì e Virginia Bazzechi.

Critica

Il fascino dell’immaginario

Uno spiccato senso plastico accompagna il vigore di un colorismo di peculiare lucentezza nella pittura di Angiolo Pergolini per composizioni nitide di figurazioni dai volumi levigati e dai contrasti smaglianti.

La sua narrativa parla il linguaggio surrealista, non c’è dubbio, ma insieme coltiva ed evolve un atteggiamento aperto alle vibrazioni positive della vita. Come ogni ipotesi di stravolgimento della realtà, nelle sue coordinate di spazio, di forma, e di logica, è di per sè inquietante perché sposta i parametri della nostra conoscenza e gli impone una dimensione altra: quella che Pergolini ci propone si riscatta della cupezza e delle angosciose esasperazioni attraverso il fascino di un immaginario che non rinuncia alla bellezza e all’armonia.

Il carattere teatrale dei suoi racconti sostiene anche quelle nuovissime composizioni in cui l’autore spinge all’estremo la riduzione della forma fino a dialogare con l’astrazione; permane come nelle scene di figura o “nature morte” l’uso di una partitura spaziale che definisce inquadrature, intersecazioni di piani secondo una prospettiva che reinventa la percezione di esterno – interno, di vicino-lontano.

L’habitat “pergoliniano” è ampio e complesso, comprende relazioni con l’umano, la natura, l’animale in un “ridisegno” che nell’opporsi al vero ha stabilito comunque delle regole: nella morbidezza dei corpi, di qualunque natura “diversa” essi siano, nella continuità tra forme e spazio,nella brillantezza del colore e della luce carichi di energia. Le immagini sgorgano da un vocabolario “innaturale” che è proprio dell’artista, senza alcun ricorso alla campionatura del surrealismo storico, bensì nutrito dalla sua stessa esperienza che, fondata su frequentazioni anche del “ritratto” del vero come di altre tecniche, l’acquarello e la più rara scultura, può consapevolmente esplorare l’invenzione di un universo libero da comuni convenzioni.

Roberta Fiorini